M a r g u t t A r t e. presenta  Maria Pia Pascoli   English version

Maria Pia Pascoli vive e lavora a Roma dove si è diplomata presso il Liceo Artistico di Via Ripetta alla scuola di Cannilla, Valeri, Zarian ed altri grandi Maestri.
Ha ottenuto un riconoscimento in una mostra per giovani artisti al Palazzo delle Esposizioni ed ha partecipato ad alcune mostre collettive.
Attualmente è titolare della cattedra di Discipline Plastiche e Pittoriche presso il Liceo Artistico "Giorgio de Chirico" di Roma.
Le opere presentate riflettono il lavoro di ricerca svolto  nell'ultimo decennio.  In esse l'artista esprime le personali esperienze di vita e soprattutto di donna recuperando la sacralità del lavoro artigianale, meticoloso e paziente.
Gli strumenti e i materiali utilizzati sono quelli  semplici ed antichi della tradizione: il pennino, l'inchiostro o la creta con i quali l'artista disegna fitte trame di tessuti, di fili e di linee che s'intrecciano, si strappano, si ricuciono.

(al testo critico)

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Le delicate trame e i sottili percorsi di Maria Pia Pascoli
(estratto dalla recensione critica di Stefano Borsi)

L'arte di Maria Pia è delicata come le sue trame, intimista e vibratile, trasognata eppure attenta, talvolta anche eticamente e socialmente impegnata. Persino classica, nella intransigente difesa di un “mestiere” che sa di buona accademia e di lungo tirocinio, di probità di segni e di padronanza della tecnica. E classicista, ancora, nella ricerca appassionata di una misura, di un equilibrio regolatore, dell’attento posizionamento dei segni nella campitura, sia essa tela o un supporto materico diverso.
La vocazione intimamente plastica di questa ricerca, unita alla struggente e appassionata rievocazione dell'artigianalità del fare artistico, conducono Pascoli sul terreno della tridimensionalità, o dell’ambiguità tridimensionale, come emblematicamente rivelano i suoi  arazzi-sculture, dove delicate trame di spago si tendono tra il limite della composizione e gli elementi plastici in terracotta dipinta o smaltata. Trame apertamente graficizzanti, ma anche espressive di una ricerca inquieta che sa cogliere le imprevedibili tensioni dei vuoti, che del vuoto sa fare un pieno quasi per magia, coinvolgendo l’osservatore in un mondo autre, un mondo rarefatto e riflessivo, ovattato e ricco di percorsi, di spazi segreti di meditazione. Trame che si fanno filo, un filo sinuoso e irrequieto, struggente e solitario, irato e ricomposto.
Scorrono, come in un flusso al di sopra del tempo empirico e meccanico, forme spiroidali natanti contro il grigliato monocromo di una tela del 2006, i campi quadrati dove il nastro rosso dell'esistenza è libero di contorcersi misurandone, con le sue evoluzioni incessanti e convulsive, ampiezza e densità, o scattanti onde fluttuanti come una fuga di gabbiani, nastri argentei che s'aggrumano inviluppandosi al centro della tela, trame sfibrate che incedono flessuose nello spazio, e ancora squarci di eteree garze fragilmente ricomposte dal fil rouge o che esplodono vitalisticamente, nervose e incontrollabili a tutto campo. E la trama si smaterializza, esile garza semitrasparente contro il fondo oscuro, squarciata dall’insinuante filo rosso, tela sempre più fragile, diafana come un frammento millenario. Un percorso coerente e intriso di poesia lega tra loro, anch'esso un sottaciuto ma non invisibile fil rouge, le opere recenti dell'artista. 

(alla biografia)

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