M a r g u t
t A r t e. presenta Mario
Formica
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Non è un caso che gran parte dei materiali impiegati nelle opere di Mario Formica provengano da computer: l'oggetto simbolo della civiltà tecnologica è anche la prima vittima di questa infinita rincorsa alla novità del nostro modo di vivere, divenendo obsoleto in tempi rapidissimi. La caducità e la precarietà della nostra cultura basata sul consumo della novità genera gli elementi costituenti del mondo poetico dell'artista ed il gesto rituale di incorporarli in un opera d'arte è l'unica strada per salvarli dall'oscurità dell'oblio. Il loro salvataggio è un modo di nobilitarli e, per estensione, di nobilitare coloro che li hanno creati ed utilizzati, in una volontà di fermare, almeno per poco, la memoria di uomini e cose. Tra questi rifiuti tecnologici emergono, perduti frammenti di lontani naufragi, piccole figure su fondo oro, fantasmi di un medioevo onirico, proposto in una rielaborazione personalissima, rievocata, attraverso la memoria, in una forma visionaria. Le strutture polimateriche si popolano di diafani personaggi androgini, strane figure immerse in un'atmosfera senza tempo, in uno spazio sospeso. Questo popolo asessuato e dai tratti fisionomici infantili o, talvolta, neppure accennati, abita negli interstizi della realtà, e sembra guardarci, con il distacco di un'icona bizantina. Paolo Salvetti
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